Fabrizio's profileFabrizio Di PietroPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    17 July

    Grillo non è scemo, io sì

    Non ho proprio capito nulla di internet… mi trastullo in semplici sitarelli da due soldi e non so nulla di politiche e tecniche pubblicitarie online, non c’è niente da fare: è innegabile.

    Non che abbia mai cercato di pompare su Google e simili i siti realizzati, non è una cosa che mi sia mai stata richiesta, però, innegabilmente, mi farebbe piacere essere là in alto o venir considerato dai motori di statistiche di internet.

    A quattro giorni dall’annuncio di Beppe Grillo alla candidatura del PD mi sono incuriosito un po’ e sono andato a controllare la sua situazione, o meglio quella del suo blog, su Alexa (ne parlai già tempo addietro di Alexa).

    Orbene, se si digita http://www.alexa.com/siteinfo/beppegrillo.it si arriva alla scheda informativa, con tanto di grafici, del sito di Grillo. Molto interessanti, anzi, moltissimo interessantissimi sono i grafici. Se vi va date una sbirciata nelle varie modalità, da “Trailing 7 days” a “Max” e noterete qualcosa di simpatico e, guarda un po’, inatteso (?)… Il blog veniva frequentato da sempre meno persone negli ultimi mesi (lo si vede bene in modalità “Max”) e, guarda di nuovo un po’, il giorno 13 luglio 2009 (l’annuncio è stato fatto il 12 luglio 2009), c’è un bel picco di visite, con un trend in salita notevole già il giorno prima.

    C’è niente da fare: la pubblicità è proprio l’anima del commercio… e la cosa più divertente è che tutti gliene stanno facendo sempre più… pure io con questo post :)

     

     

    p.s.: oggi è venerdì 17, amo il venerdì 17. E non è sarcastico: mi piace proprio.


    20 February

    Cambiamenti

    È ora di cambiamenti, non si continua su questa scia.
    Reputo inutile mantenere due blog praticamente identici come tipologia, pertanto il nuovo blog (il paggetto delle nebbie o nebbiainpianura che dir si voglia), cambia.
    Non saprei dire se evolva o se regredisca, molto più semplicemente, forse, si trasforma e basta.
    Se non avete nulla da fare e vi va di capire come cambia, cliccate qui, altrimenti, chissenefrega e cliccate qui, senza offesa, anzi... è divertente come sito e lo consiglio vivamente.

    À la prochaine, mes amis.

    04 November

    Lettera del rettore ecc... parte 4

    Ora ho un po' più tempo di ieri...

    Mi ha fatto molto piacere che si sia parlato e scritto dell'apertura dell'anno accademico del Politecnico di Milano.
    Meno piacere mi ha fatto il modo in cui è stata data la notizia ad alcuni telegiornali (mica li guardo tutti...); sembra, infatti, che Ballio dica "no ai tagli alle università", mentre, in realtà, dice "no ai tagli indiscriminati alle università", che è cosa molto, ma molto, diversa.

    Al di là di questo, però, voglio sottolineare anche gli articoli di Corriere e Repubblica sull'evento.
    Per quanto riguarda l'articolo del Corriere l'ho trovato spulciando nella sezione ViviMilano, purtroppo non so se è andato anche sulla parte nazionale o meno.
    Repubblica, invece, dedica addirittura due articoli:

    • il primo cita l'inaugurazione del Politecnico all'interno di un discorso a più ampio raggio che tocca diverse città italiane
    • il secondo, invece, è una trattazione esclusivamente inerente il discorso di Ballio e di Formigoni

    Viene anche citata l'assenza della Gelmini e l'invio della lettera senza, però, entrare nel merito. Direi, a livello di giornali, un buon passo avanti rispetto a pochi giorni orsono...
    Per quanto riguarda le altre testate non ho effettuato ricerche.

    Mi preme evidenziare come i giornali abbiano riferito gli eventi e mantenuto un atteggiamento più vicini alla realtà, il che si traduce in una minore alterazione delle parole (e quindi del loro sigificato) pronunciate dal rettore e dal "Furmiga", rispetto a quanto non sia stato fatto da alcune emittenti televisive.

    Giusto per finire, vorrei aggiungere un pensiero personale circa l'evolversi della vicenda.
    Penso sia abbastanza chiaro, l'ho anche esplicitato, che preferisco mille volte il dialogo alla piazza, ma quelli sono punti di vista... penso. Pertanto, per come si sta sviluppando la questione, ho l'impressione (magari ottimistica) che qualcosa possa cambiare. Ovviamente non mi auguro che si torni alla posizione precedente, non tanto per idee politiche o elitarie, quanto per l'insostenibile situazione economica in cui molti atenei parevano versare, mi auguro, invece, che si possa proseguire lungo un discorso meritocratico che arrivi a premiare, anche economicamente, quelle università cosiddette "virtuose" e a tagliare i fondi, invece, a quelle "sprecone".
    Mi sento on po' più ottimista perché, comunque, la stessa voce arriva, oltre che dal rettore, anche dal presidente della regione lombardia: uomo, politico e, soprattutto, parte della coalizione di governo che ha promulgato la legge.

    03 November

    Lettera del rettore ecc... parte 3

    Faccio in freta in fretta, perché sto studiando e la mail mi è arrivata pochi istanti fa...
    Il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, non presente all'inaugurazione (devo ancora andarmi a leggere le motivazioni e cose simili... oggi niente informazione o link..:-p), ha inviato una lettera al rettore il quale, nell'ottica del proseguimento del dialogo, l'ha, a sua volta, girata agli studenti... eccola in versione integrale.

     

    Cari studenti,

    ho ricevuto, purtroppo per problemi tecnici a cerimonia di inaugurazione in atto, un messaggio del Ministro Gelmini diretto a tutti noi.

    Mi sembra un buon punto di partenza per l’incontro che avrò con Lei.

    Giulio Ballio

    Magnifico Rettore,

    Illustri Docenti, Cari Studenti,

    impegni contingenti mi impediscono di essere con voi per celebrare insieme l'inaugurazione dell'anno accademico del Politecnico.

                Il Politecnico di Milano è un'ottima università che compete ai massimi livelli. Gli straordinari risultati raggiunti nella ricerca, l'eccellenza dei percorsi formativi, la grande capacità di interagire con il tessuto produttivo arricchendolo con intelligenza e creatività ne fanno ai miei occhi un punto di riferimento e un modello per tutto il nostro sistema universitario.

                Viviamo un momento difficile, in cui alle preoccupazioni per un quadro economico pieno di incertezze si assommano, per chi lavora nel mondo universitario, preoccupazioni specifiche sul futuro a medio termine. Anche in questo contesto il Politecnico ha saputo dar prova di saggezza e prudenza, impegnandosi in un dibattito serrato ma costruttivo. Ne prendo atto con ammirazione a tutta la comunità del Politecnico, a partire da lei, caro Rettore, e dai suoi Colleghi e Studenti. E' in questo modo, sforzandosi di comprendere e dialogare, che riusciremo insieme a impostare le soluzioni migliori per rafforzare le nostre università. Credo che sia ormai chiaro a tutti che per ottenere risorse dobbiamo metter mano a riforme non di facciata, offrire segnali chiari di una volontà di rinnovamento che, siamo onesti, troppe volte in passato è venuta a mancare.

                Sarà prezioso, appunto, il "modello Politecnico", cioè quello di un ateneo che da tempo ha scelto di puntare senza esitazioni sul merito e sulla valutazione. Proprio su merito e valutazione si deve insistere, tutti dobbiamo insistere, per far crescere la stima e il rispetto di cui le università devono godere nel Paese. Non condivido i giudizi sommari e le critiche generiche. Nel nostro sistema universitario si registrano certamente problemi anche seri e storture da radrizzare, ma ci sono migliaia e migliaia di docenti che giorno dopo giorno svolgono con impegno e dedizione i loro compiti e che illustrano l'Italia nel mondo. E' per loro e per il futuro delle giovani generazioni, le quali si aspettano dall'università un'occasione irripetibile di crescita umana e professionale che dobbiamo sforzarci di lavorare in un clima di dialogo e rispetto.

                Vorrei concludere questo saluto con la promessa di una visita a tempi brevi. Sarà per me un piacere ritrovare la comunità accademica del Politecnico e testimoniare ancora una volta, di persona, la mia profonda stima  per questa gloriosa università che oggi si accinge a dare avvio al 146mo anno della sua storia illustre.

                                                                                                                                                                          Mariastella Gelmini

     

    Domani commenterò... ora torno a studiare

    30 October

    Lettera del rettore ecc... parte 2

    Dai, continuiamo sul tema anche oggi, domani si vedrà... prima o poi smetterò di rompere le scatole.

    Come detto ieri, ho inviato la mail(ona) ad un po' di gente ed oggi vi riporto i risultati di succitata mail.
    Andiamo dal peggiore al migliore? O meglio, dai peggiori. Sono esclusi, ovviamente, quelli a cui la mail non è stata mandata, diciamo: per cause di forza magigore.

    • L'Unità, La Padania (sito in costruzione), Libero e Il Messaggero non hanno risposto alla mail. Non si sono fatti proprio vivi. Vabbe'. Controllerò se pubblicano qualcosa, ma, chissà perché, dubito...
    • Il Corriere della Sera non ha risposto alla mail, ma ho letto online che hanno scritto in cinque parole che il rettore del Politecnico ha inviato una lettera agli studenti. Il tutto in un contesto, a mio avviso, faziosetto (per capire cosa intendo basta leggere il mio primo commento al post precedente). A me passa l'idea che il rettore voglia stare con la piazza, poi, magari, fraintendo io... (vorrei mettere il link, ma non lo trovo più sul corsera... appena lo ritrovo lo posto come commento)
    • Il Giornale usa un sistema di risposte automatico, per cui non hanno risposto a manina e non hanno scritto nulla neppure loro. Sinceramente non so se è meglio o peggio del Corriere, pertanto va reputato un parimerito... bella roba.
    • Il più virtuoso, in questo contesto, è stato La Repubblica. Mi ha risposto il responsabile della redazione in persona ed abbiamo avuto un breve scambio di mail.

    Il tutto senza che su alcuna versione online dei quotidiani abbia visto apparire la lettera per intero (pubblicano tante schifezze, ma la "roba buona" no... insomma, vuoi mettere la lettera della Veronica a Silvio, invece che quella di Ballio a 38.000 persone? Mica è facile scrivere "da Giulio a Ahmed, Ahmed, Alessandro, Alessandro, Alessandro ecc..." 38.000 parole saranno troppe per un titolo :-p).
    La cosa non può che farmi dispiacere poiché, secondo il mio immodesto punto di vista, è una delle poche cose intelligenti scritte/dette/fatte finora; insomma, non l'ho vista come un'ingerenza distruttiva all'interno della questione (come, invece, reputo quel fronte di "no" schierato a priori quando si tocca la "sKuola che eh... cioè eh... secondo me... cioè eh.... va oKKupata"), né un asserzione in toto al decreto economico (come quella del fronte politico che l'ha proposta), né una critica fine a se stessa senza controproposte (come quella del fronte politico opposto).
    L'ho, invece, letta come la manifestazione dell'intelligenza di uno (più o meno magnifico che sia) che si è fermato lì e ha pensato prima di scrivere; che analizza correttamente lo stato attuale delle università e, mentre conferma di dover eliminare gli sprechi nei vari atenei, avanza delle valide proposte da affiancare a quanto già stabilito (anche perché la L 133/2008 non è una legge che si può abrogare con un referendum).
    Infatti se da un lato ammette che si debbano effettuare determinati tagli (evidenza ineluttabile), dall'altro sostiene che le università "virtuose" vadano premiate.

    A mio avviso sarebbe intelligente se, a quanto già stabilito per legge, si affiancassero alcune deroghe, poche e chiare, non all'italiana, che garantiscano maggiori privilegi alle università più virtuose (siano essi degli sgravi piuttosto che una maggior quantità di denaro per la ricerca). Questi fondi risulterebbero dal ridimensionamento di quelle università "meno virtuose". Il grado di qualità delle università, inoltre, potrebbe essere determinato utilizzando uno di quei bei sistemi già pronti usati in Finlandia, Giappone o Stati uniti (tutti stati con un livello qualitativo medio delle università molto al di sopra del nostro). In tutto questo, lo stato ci risparmierebbe ancora e, allo stesso tempo, aumenterebbe la qualità dell'istruzione universitaria, rendendola, mediamente, un po' più comeptitiva.

     

    Stavolta ho scritto io un po', mi esercito a diventare magnifico rettore :-D

    p.s.: mi pare che oggi lo sciopero fosse per il DL 137/2008, altrimenti noto come decreto Gelmini... questo perché ho sentito dire che oggi scioperavano per l'università... che qualcuno abbia detto qualcosa ok, ma a Roma il primo intento era quello. Datemi delle certezze perché i media e, soprattutto, la gente, mi paiono un po' confusi e fanno di tutto un pastone... vorrei sapere se sono io a sbagliarmi o loro.

    29 October

    Lettera del rettore del Politecnico di Milano agli studenti

    Mi è venuto in mente di mandare una "piccola" mail alle direzioni e alle redazioni di alcuni giornali, in seguito alla lettera inviata agli studenti del rettore del Politecnico di Milano, Ballio.
    La motivazione è riportata anche nella mail inviata.
    Con rammarico ho notato che è impossibile contattare un giornale come il "Corriere della Sera". Si può inviare loro soltanto una misera comunicazione attraverso compilazione di un form con qualche centinaio di caratteri a disposizione. Stessa cosa per "Il Giornale".
    Altri quotidiani, come "Il Manifesto", invece, non hanno neppure il misero form... sarà troppo costoso e i finanziamenti pubblici ai giornali non saranno sufficienti per farsi programmare, in due ore scarse, un'aggegino di quel tipo dal primo informatico che passa.

    Quanto segue l'ho inviato a "La Repubblica", "Libero", "L'Unità", "Il Messaggero", "La Padania"

    Buongiorno alle varie redazioni dei vari giornali in copia,

    sono uno studente universitario presso la facoltà di Ingegneria Informatica del Politecnico di Milano.

    Un estratto di quanto riportato in questa mail è stato inviato anche ad altre redazioni di cui, purtroppo, non era possibile ottenere una mail "in chiaro".

    Con molta amarezza ho notato che sui vari giornali italiani e locali non è apparso nulla a proposito della lettera che il rettore del Politecnico di Milano ha inviato ieri agli studenti iscritti (tra le varie sedi circa 38.000). Con molta amarezza, dico, perché mi risulta incredibile il fatto che un giornale non venga a sapere di una mail inviata a 38.000 studenti da un rettore in questi giorni...

    Reputo possa essere molto importante che giornali di portata nazionale, come sono i vostri, espongano le opinioni del rettore di una delle università italiane di maggior prestigio (se non, nel suo campo, la più prestigiosa). Parole che, all'avviso di una persona che non è né giornalista, né politico, né tante altre cose, solo un "semplice" cittadino, fotografano perfettamente la situazione attuale e propongono qualcosa di realmente concreto.

    Mi permetto di riproporvela integralmente di seguito ___________________________________________________________________________

    Cari Allieve e Allievi del Politecnico di Milano,

    In questi giorni ho ricevuto molti messaggi da parte Vostra.

    In essi vi sono domande volte a cercare di comprendere meglio la attuale situazione, sono espresse preoccupazioni per il futuro di Voi giovani e del nostro Ateneo.

    Siamo tanti, più di 2.500 fra docenti, tecnici e amministrativi, quasi 40.000 gli allievi: non possiamo certo riunirci tutti.

    Userò quindi il web per mettere a Vostra disposizione quello che so e che ho imparato in questi anni, presentandovi soprattutto i punti che non sempre appaiono chiari nel confuso dibattito che i media ci presentano. Cercherò di individuare i vostri dubbi e di rispondere alle vostre domande. Presenterò le mie opinioni e il percorso che stiamo intraprendendo, terminerò con alcune conclusioni.

    I decreti Gelmini

    Sulla stampa, in molti striscioni, nelle manifestazioni si richiamano due realtà completamente diverse: la proposta del Ministro Gelmini sulla Scuola elementare e la legge 133/08 relativa al contenimento della spesa pubblica, il cui testo ricalca le proposte del Ministro Tremonti.

    Vi intratterrò soltanto sulla seconda che riguarda anche le Università.

    La legge 133/08 sul contenimento della spesa riguarda tutte le amministrazioni pubbliche, dai Ministeri alle Regioni, dai Comuni alla Polizia, dalle Università a tutte gli innumerevoli enti che sono prevalentemente finanziati dallo Stato.

    Le riduzioni previste sono indistinte e colpiscono indiscriminatamente, senza considerare le differenze di funzioni, compiti e risultati delle varie tipologie di amministrazioni.

    Per quanto è relativo alle Università statali come la nostra, le due conseguenze più rilevanti di questa legge approvata prima dell'Agosto 2008 sono le seguenti:

    una riduzione del finanziamento statale al sistema universitario (FFO = Fondo di Finanziamento Ordinario) a partire dal bilancio 2010 (quindi dal 1 gennaio 2010); la drastica riduzione del turn over (ogni 10 persone che vanno in pensione, ne possono entrare soltanto 2 fino al 2012 e poi 5 dal 2013)

    la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto privato.

    Il Finanziamento statale del sistema universitario

    Ogni anno la Finanziaria stabilisce l'ammontare del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), cioè i soldi che vanno al Sistema Universitario statale. Questa somma è a disposizione del Ministero che la ridistribuisce fra i differenti Atenei. La somma è cresciuta dal 1995 al 2005 ed è praticamente stazionaria da tre anni. Vale oggi circa 7 Miliardi di euro. La legge prevede una riduzione di circa il 20% in tre anni di tale somma senza considerare che, nel nostro Paese, il finanziamento alle Università è fra i più bassi di Europa. (Basta guardare i dati dell'OCSE).

    Bisogna combattere affinché tale riduzione non avvenga: ciò è reso difficile non solo dalla situazione economica mondiale che sta peggiorando di giorno in giorno, ma anche dalla disuniformità e dalla credibilità attuale del sistema universitario.

    Vi sono Atenei che hanno utilizzato bene la loro autonomia ed altri meno bene.

    Vi sono Atenei che hanno investito per migliorare i servizi agli studenti e le infrastrutture di ricerca, altri hanno soltanto assunto persone, talvolta calpestando il merito di altre.

    Ma non si può fare di tutta l'erba un fascio, altrimenti si finisce col dire che nulla funziona.

    Gli effetti del taglio di finanziamento possono essere ricondotti a due tipologie differenti.

    La prima riguarda quegli Atenei che hanno esagerato nelle assunzioni di personale ed oggi hanno un costo del personale che praticamente mangia tutta la loro dotazione statale (forse avete sentito dire che il rapporto fra spese di personale e FFO di ogni Ateneo non dovrebbe superare il 90%, che vi sono Atenei che hanno superato tale rapporto, che con gli adeguamenti stipendiali questo rapporto continuerà ad aumentare). Questi Atenei, se la legge venisse mantenuta inalterata, sono destinati, chi subito, chi fra due - tre anni a fallire perchè non saranno più in grado di pagare i loro dipendenti.

    La seconda riguarda quegli Atenei, come il nostro, che, pur avendo aumentato negli anni il loro personale docente, tecnico e amministrativo, sono stati attenti a non caricarsi da impegni di spesa troppo onerosi (il Politecnico di Milano ha spese fisse di personale pari al 67% di FFO a fronte di una media nazionale dell'86%) ed hanno utilizzato la differenza per investimenti in attrezzature, infrastrutture, creazione e miglioramenti dei servizi offerti. Di fronte a un taglio di finanziamento statale, questi Atenei non sono condannati al fallimento, ma dovranno ridurre spese e servizi. Chi, come noi, ha già fatto ogni tipo di razionalizzazione e di economia, dovrà cercare, in tutti i modi possibili, di mantenere la qualità di tutti quei servizi che vi fanno apprezzare il nostro Ateneo.

    Io confido che, a meno di cataclismi economici, il Governo dovrà rivedere le sue decisioni, almeno nei riguardi di quegli Atenei che hanno dimostrato di saper bene gestire le risorse loro assegnate.

    Se insisterà nella sua decisione, vorrà dire che il Governo desidera uccidere le nostre università, portando il nostro Paese a diventare vassallo di altre Nazioni, in particolare di quelle che molto stanno investendo in formazione e ricerca.

    La riduzione del turn over

    La riduzione imposta dalla legge per il turn over nasce forse da un ragionamento meramente economico, ma non considera le conseguenze che sono devastanti per tutti.

    Il ragionamento è il seguente: riduciamo le persone, così riduciamo il costo degli stipendi e quindi compensiamo con tale riduzione il minor finanziamento. A supporto di tale ragionamento si portano i difetti del sistema: modalità di reclutamento non sempre irreprensibili, proliferazione di corsi di laurea istituiti per soddisfare più gli interessi dei docenti che le necessità formative degli allievi, scarsa presenza dei docenti negli Atenei, incapacità di auto governarsi correttamente, autoreferenzialità e mancanza di valutazione dei risultati. In fondo si è contribuito a creare uno slogan che purtroppo sta attecchendo nella opinione pubblica: le amministrazioni pubbliche sono costose e inefficienti, l'università è una amministrazione pubblica, quindi la università è inefficiente e sprecona.

    E' un ragionamento che combatto da 5 anni e che non è facile da contestare perché l'opinione pubblica è sempre più attenta agli aspetti negativi che le vengono presentati che a quelli positivi. Basta una truffa a un test di medicina in un Ateneo per dire che tutti gli Atenei stanno truffando, basta una assunzione chiacchierata per dire che tutti i concorsi universitari sono truccati, basta dire che una università ha scoperto un buco nel suo bilancio per dire che il sistema delle università pubbliche è fallito.

    Il gusto della generalizzazione purtroppo ormai caratterizza tutti, molti si accontentano di soli slogan, pochi amano ancora conoscere prima di parlare.

    La legge è devastante perché colpisce tutti indiscriminatamente e ingiustamente. Chi ha limitato il numero di assunzioni, chi ha fatto una programmazione attenta dei ricambi generazionali viene colpito irrimediabilmente.

    La legge colpisce drammaticamente tutti i giovani che oggi collaborano a vario titolo con i docenti (dottorandi, post doc, assegnisti di ricerca) e che contavano un giorno non troppo lontano di entrare in una posizione stabile in università.

    In definitiva si deve combattere per modificare la decisione legislativa perché è profondamente ingiusta, perché taglia le gambe al ricambio generazionale, perché colpisce le aspettative dei giovani, perché va esattamente nel senso contrario al riconoscimento del merito, perché indebolisce in modo irreversibile l'università che, senza l'immissione di giovani, diventerà vecchia e obsoleta nel giro di pochi anni.

    La possibilità di trasformare le università in Fondazioni

    E' stato detto in molti interventi che l'articolo di legge che consente alle università statali di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato e non dice come e con la partecipazione di chi, che è talmente vago da essere non attuabile, che, con esso, si annuncia un cambiamento di strategia da parte del Governo nei riguardi del sistema della formazione e della ricerca italiano.

    Vediamo di ragionarci un attimo. Un Ateneo potrebbe trasformarsi in fondazione se, accanto allo Stato, intervenissero dei partners privati disposti a sostenere economicamente l'Ateneo.

    L'On. Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, si è chiesto recentemente in un convegno: dove si può trovare un imprenditore così pazzo da caricarsi l'onere di contribuire finanziariamente alle spese correnti di un Ateneo o di una Scuola che, per definizione, non sono in grado di restituire utili? Quale privato può investire a fondo perduto?

    Si potrebbe pensare a una Fondazione che veda Stato, Regione, Provincia, Comune insieme a Fondazione Bancarie e Associazioni varie. Ci si dimentica che è necessario una quota di contribuzione privata maggiore del 50% per rendere "privata" una fondazione e quindi per renderla indipendente dalle regole imposte dal contenimento della spesa pubblica (i famosi parametri di Maastricht).

    E' oggi impensabile che le Fondazioni bancarie si sostituiscano in larga misura allo Stato per finanziare annualmente il sistema della formazione e della ricerca e quindi gli Atenei.

    Non vi sono altre alternative: in tutto il mondo le Università funzionano perché ricevono il loro prevalente fabbisogno finanziario o dalla Collettività Sociale o dalla contribuzione diretta degli Allievi. Nel primo caso l'Università si caratterizza come pubblica, nel secondo come privata (in Italia la prima è denominata statale, la seconda non statale).

    Il primo modello considera prevalente il vantaggio di avere formazione e ricerca a servizio della competitività della intera Comunità sociale. Il secondo modello considera prevalente il vantaggio del singolo (allievo o impresa) che riceve la possibilità di incrementare la propria competitività personale.

    In Europa è sicuramente prevalente il primo modello tanto che la quasi totalità di studenti universitari frequentano università pubbliche (in Italia sono oggi il 94%).

    Cosa fare

    Resta un anno per cercare di rovesciare la situazione e certamente non si possono aspettare gli ultimi mesi del 2009 per riuscirvi. D'altra parte è evidente che azioni non coordinate non possono che essere inutili e controproducenti.

    Credo che ognuno, prima di partecipare ad una qualsiasi iniziativa, dovrebbe ragionare non in base ai propri sentimenti, bensì valutando razionalmente le possibili conseguenze.

    Mi spiego con un esempio: le attuali manifestazioni spontanee possono essere considerate esaltanti da chi vi partecipa per il loro forte impatto mediatico, ma il monitoraggio delle loro conseguenze sembra dimostrare che nella opinione pubblica sta crescendo il fastidio e quindi il rafforzamento delle posizioni più contrarie alla nostra università. Ciò rende ancora meno condiviso dalla maggioranza dell'opinione pubblica il tentativo di mitigare gli effetti della legge e di mantenere pubblico il nostro sistema universitario. Rende invece più condiviso qualsiasi atto teso a penalizzare i nostri Atenei.

    Quello che bisogna fare subito, tutti insieme, riguarda soprattutto la politica interna degli Atenei. E' quanto mai necessario che ogni Ateneo risponda, il più rapidamente possibile, alle critiche che vengono mosse in modo generalizzato, o per dimostrare di esserne esente o per modificare i propri comportamenti.

    Quali sono queste critiche?

    a) Le Università sono accusate di aver prolificato i corsi di laurea e gli insegnamenti per favorire i desideri dei docenti. Si deve rimodulare la didattica in modo da erogarla sempre più all'insegna del principio della effettiva centralità della formazione dell'allievo e delle sue concrete possibilità di trovare sbocchi lavorativi soddisfacenti.

    b) Le Università sono accusate di dissipare tempo e soldi in una ricerca inutile e costosa che serve soltanto alla carriera accademica di chi la produce. Si deve promuovere una ricerca sempre più al servizio della competitività internazionale del nostro Paese e quindi ci si deve battere affinché il Governo promuova il riconoscimento della qualità e del merito a seguito di valutazioni attendibili, analoghe a quelle ormai abituali in molti paesi europei.

    c) Le Università sono accusate di seguire processi poco trasparenti nel reclutamento dei giovani e nell'avanzamento di carriera dei docenti. Si deve promuovere un sistema di valutazione che porti a una qualità certificata da parametri obiettivi e procedure innovative nel reclutamento dei docenti e dell'inserimento dei giovani.

    d) Le Università sono accusate di aver prolificato a dismisura le loro sedi didattiche. Si deve promuovere una revisione della distribuzione a livello regionale o macroregionale della propria offerta formativa e della ricerca nell'interesse dei territori, anche sviluppando interazioni ed integrazioni forti tra Atenei in un'ottica di complementarietà;

    e) Le Università sono accusate di avere una visione corporativa nelle proprie modalità di governo. Bisogna testimoniare l'impegno di modificare il proprio assetto di governance interno per evitare derive autoreferenziali attraverso una netta separazione tra funzioni di indirizzo delle attività didattiche e scientifiche, e responsabilità di gestione delle risorse;

    f) Le Università sono accusate di non riuscire a verificare l'impegno dei propri docenti nella didattica e nella ricerca. Ci deve attivare per garantire sempre di più il rispetto di un codice etico di comportamento, anche misurando la produttività dei propri docenti

    Allora cosa fare verso l'esterno?

    Bisogna combattere per convincere tutti gli Atenei ad attivarsi in queste direzioni. Bisogna combattere perché alcuni imbocchino questa strada fin da subito, nella speranza di essere di esempio per gli altri. Bisogna mettersi in discussione di fronte al Paese all'insegna della trasparenza e dell'obiettività. Bisogna essere disponibili a confrontarsi con esperti del Ministero dell'Economia e delle Finanze sui propri bilanci e sui criteri di gestione adottati, superando ogni forma di autoreferenzialità.

    Come vedete bisogna imboccare una strada stretta, difficile e in salita che richiede l'impegno di tutti e soprattutto il rispetto delle Istituzioni di appartenenza.

    Il Politecnico di Milano, insieme ad altri Atenei, può già dimostrare di essere esente da molte delle critiche che vi ho sopra riportato e di aver già preso la decisione di attuare processi che gli consentano ulteriori miglioramenti.

    Noi, Rettori di questi Atenei, abbiamo il compito di combattere su diversi tavoli per fare in modo che il Governo possa riconoscere la utilità di queste azioni, per convincerlo a stipulare un "patto di stabilità", cioè un accordo di programma individualizzato Ateneo per Ateneo, che accordi un finanziamento dignitoso a fronte di precisi obiettivi da raggiungere nella didattica, nella ricerca, nella gestione.

    Conclusioni

    Insieme ad altri Rettori sto combattendo in tutte le direzioni che Vi ho delineato, ho bisogno dell'appoggio di tutti e soprattutto di Voi allievi.

    Se dovessero arrivare dal Governo segnali precisi di non disponibilità alla discussione sulla base delle linee che Vi ho indicato, allora sarà chiara la sua volontà di penalizzare anche gli Atenei più aperti al cambiamento ed i loro Rettori saranno costretti ad assumere tutte le iniziative necessarie per evitare la catastrofe dell'intero sistema universitario pubblico del Paese.

    Non possiamo perdere la battaglia volta a migliorare la competitività internazionale del nostro Paese, competitività necessaria per assicurare un futuro a tutti Voi.

    Resto a Vostra disposizione per approfondire i temi che più Vi interessano, per confrontarmi con Voi, convinto che soltanto attraverso il dialogo possiamo costruire un futuro sempre migliore del nostro Ateneo.

    Giulio Ballio

    Rettore

    ___________________________________________________________________________

    Ringraziandovi per la pazienza e per il tempo concesso a questa mail,

    Vi auguro una buona giornata

    Fabrizio Di Pietro

    Stavolta non sono stato io a scrivere tanto, dai... ci ha pensato Ballio... eheh...

    19 October

    L'avevo promesso

    Citazione

    ...Mena la M'nata...

    Come promesso (che vi importa a chi?) pubblico il link ad un intervento più ufficiale (del mio di sicuro...), dell'uscita del nuovo album dei Bededeum.
    Se fosse in vendita nei negozi potrei anche scrivere a caratteri cubitali "CORRETE A COMPRARLO" o pagare qualcuno perché lo strilli con una vocina da eunuco.
    Mi spiace per voi che non lo potrete trovare "soltanto nei migliori negozi", ma il cd è in vendita soltanto come vendita diretta quindi:
     - o si va ad un concerto e lo si compra direttamente;
     - o si conosce qualcuno vicino ai Bededeum e glielo si chiede cortesemente;
     - oppure si manda una mail direttamente a qualche Bededeo, implorando di spedire una copia del disco ed assicurando il Bededeo che verrà effettuata una generosissima offerta a copertura delle laute spese di spedizione (ovviamente scherzo, il prezzo sarà lievemente maggiorato per la copertura della spedizione e basta).

    Bene, finita questa seconda tornata pubblicitaria, nell'arco di una sola giornata, vado a presentare la fattura... eheh...

    13 October

    Fine dell'individualismo?

    Tutto il mondo, inteso come insieme dei governi, delle attività produttive e di tutti i cittadini, è a conoscenza della crisi finanziaria internazionale.
    Evidentemente le ripercussioni economiche saranno visibili a breve (se si potesse dire, direi: "a molto breve"), non appena comincerà il ciclo della recessione.
    La gente dovrebbe cominciare ad effettuare meno acquisti, probabilmente chiuderanno alcune aziende, sia piccole, che medie, magari anche un paio grandi. Si genererebbe un circolo di riduzione acquisti-chiusure-riduzione acquisti e così via fino al termine della crisi. Successivamente ricomincerebbero ad apparire i vecchi imprenditori ancora in possesso di capitali, che acquisteranno case e servizi a basso prezzo, subito dopo i primi nuovi imprenditori si inventeranno nuovi settori produttivi e commerciali e, così, ricomincerebbe il ciclo economico.
    Fin qui d'accordo, tutto a posto. Le ripercussioni economiche si conoscono (memori delle crisi economiche già passate). Ci sarà qualcuno che sarà licenziato per venir riassunto in "tempi migliori", ci sarà chi verrà licenziato e basta. Il mercato del lavoro, che oggi tutti dicono essere nero, tornerà a fiorire lentamente e ci saranno nuovi posti per tutti in un nuovo boom economico. Si dovrà decidere se inseguire questo boom, che non sarà più con le regole che conosciamo, bisognerà essere in grado di cambiare lavoro e mentalità anche nell'arco di pochi mesi. Rapidità, sempre maggiore, sempre più incrementata dalle nuove tecnologie e dai nuovi ritmi di vita che si verranno a creare.
    Penso che l'Europa potrebbe continuare ad essere protagonista nell'economia, se gli USA ne uscissero troppo male, ma non basterebbe più la mentalità imprenditoriale ed organizzativa limitata ai soli confini regionali o nazionali. In caso di mancata leadership degli USA, infatti, c'è il "dragone orientale" alle porte, che sbuffa sempre più fuoco e fiamme e sempre con maggior insistenza e forza.
    Un'ancora di salvezza potrebbe derivare, in qualche maniera, da internet, che la sua bolla economica l'ha già bell'e vissuta tempo fa. L'importante, però, sarebbe l'inventiva, in quel caso, poiché la saturazione dei settori, come già detto nel post precedente, porta al collasso e, invece che arricchire pochi, impoverisce tutti.

    Al di là del fattore economico ed economico-sociale, però, vi è il lato prettamente sociale della questione, che è quello legato ai consumi, agli usi, alle abitudini date per assunte e pensate come diritto dagli anni '60 in poi.
    Sono convinto, infatti, che la maggior parte della popolazione italiana sia stata convinta di vivere in pieno boom economico, almeno, fino a quando il TG di turno non ha esordito con il solito titolo allarmista (che stavolta un po' ha allarmato davvero): crisi finanziaria, crollano gli Stati Uniti.
    Penso che chi continuerà a vivere al di sopra delle proprie possibilità avrà poche possibilità di "sopravvivere" (economicamente parlando) all'inevitabile tracollo a cui andrebbe incontro.
    Molti che non sanno fare sacrifici per guadagnarsi qualcosa, si troveranno in certa difficoltà, ma superato il primo scoglio di cambio di mentalità (coloro che ce la faranno) potrebbero riuscire a non perdere né guadagnare nulla.
    I pochi che, finora, hanno saputo fare sacrifici si troveranno di fronte ad una scelta: rischiare tutti i sacrifici fatti fino a quel momento e, magari, puntare sul cavallo sbagliato, o continuare come prima?
    Tra chi rischierà il tutto per tutto, chi sceglierà il cavallo vincente si eleverà dalla propria posizione sociale, gli altri resteranno dove sono ora.

    A questo punto, sono convinto, sarà scomparsa quell'aura di menefreghimo e superiorità che caratterizza e contraddistingue molti. L'idolatria del corpo, la rincorsa all'effimero e al superfluo, in un parola: l'individualismo.
    L'individualismo, finalmente, scemerà perché, da sempre, gli uomini si sono aiutati nei momenti di difficoltà e hanno saputo andare al nocciolo e all'essenza delle cose.
    Ed è proprio in momenti di crisi che ciò si rivela.
    Non aumenteranno i valori delle statistiche alla voce "volontariato", anzi, potrebbero diminuire, ma l'aiuto reciproco, tra persone in difficoltà, aumenterà.

    Dovrei proprio smetterla di pensare, 'mo mi sono improvvisato pure Nostradamus... sto toccando il delirio.

    09 September

    Effettivamente... pensandoci un po'...

    Dopo il troppo parlare del progetto di giornalismo di Chiara per l'università, mi sono riguardato qualche foto di viaggio.

    Ho riguardato quelle di Edimburgo.
    Mi sono tornate in mente diverse cose, tante scenette buffe, la disavventura iniziale del cavo per la telecamera; le Guinness (o qualunque altra birra, là sono praticamente tutte buone) alla sera nei pub; Gonzalez...? Ramirez...? Alvaro...? Ramiro...? non ricordo il nome, che suonava e cantava musiche popolari Scozzesi con il vecchietto che ha cominciato la danza tradizionale nel semicerchio venutosi spontaneamente a formare; i saliscendi infiniti e la passeggiata nel parco finché non passa uno vestito col catarifrangente a dirci di uscire perché è ora di chiusura (del parco); la carta di identità di Zo e la pronta ricerca di Mario (sul dizionario italiano-inglese con la copertina di Shreck) per poter tradurre l'italico "lercio" in un più anglofono "filthy"; il volto contemplativo di Chiara davanti alle paste di Gregg's alla mattina per fare colazione...
    Insomma, delle gran belle giornate.

    Quando si torna tutti insieme da qualche parte? Ovviamente anche con le eventuali, debite, aggiunte ;-)

    Grazie a tutti e tre!

    23 July

    Italiani vittime o solo un po' pirla?

    Dopo secoli riscrivo sul blog...
    Mi è da poco arrivata una mail da generazioneattiva (quelli che hanno fatto la petizione affinché togliessero i costi di ricarica dei cellulari).
    C'è un link: che rimanda al loro blog dove riportano questo articolo.
    Ho letto tutto e, volendo esprimere una mia opinione cerco di inserire il commento, non riesco perché dovrei effettuare il login da utente registrato, ma non trovo il form per registrarmi, così scrivo... e scrivo... e scrivo...
    Alla fin fine mando le mie idee ad Andrea D'Ambra (generazione attiva), a il Salvagente (il quotidiano dove è apparso l'articolo) e a Beppe Grillo (non necessita di presentazioni).
    Non potevo non riportarlo anche qui, anche se molto lungo e, per molti, sarà tedioso.

    Gentile signor Grillo,
    sono Fabrizio Di Pietro, sono di Milano, ho 24 anni e studio ingegneria informatica.
    Avendo sottoscritto la petizione di Andrea D'Ambra per l'eliminazione dei costi di ricarica dei cellulari ricevo la sua newsletter. Oggi arriva con il seguente link: http://dambra.wordpress.com/2008/07/23/cellulari-italiani-vittime-o-pirla/

    Mi permetto di scrivere anche a Lei la mia opinione poiché, con molta poca modestia, credo che tanti italiani dovrebbero guardare in casa propria, prima di pontificare a casa degli altri: probabilmente anch'io, se mi trovo qua a scrivere, ma ci tento comunque.

    L'articolo in questione si domanda, in ambito di telefonia cellulare, se gli italiani sono più vittime o più pirla. Ho tratto spunto anche per estendere il concetto.
    Personalmente? Reputo sia più "Italiani pirla" che non vittime (e non perché sono milanese...)
    Trovo inutile lamentarsi di molte delle spese legate ai cellulari per svariati motivi:
     - nessuno è OBBLIGATO a comprare un cellulare, tantomeno un i-phone, è una scelta effettuata in piena autonomia;
     - a maggior ragione nessuno è obbligato a spendere più di 50€ per entrare in possesso di detta tecnologia. Oltre i 50€ (per l'utente medio che più che telefonate e sms non fa) è tutta spesa aggiuntiva inutile;
     - foto e video le fanno meglio degli apparecchi dedicati e altrettanto portatili come un cellulare, non sono servizi indispensabili in un telefonino;
     - non è utile chiamare dal lavoro per dire "sto arrivando": gli orari di lavoro sono fissi per la maggior parte dei cittadini, quindi perché avvisare alle 17:55 che alle 18:15 sarò a casa? Tanto tutti i giorni torni a quell'ora e il traffico è lo stesso del giorno prima e ci sarà lo stesso anche domani. Se ci fosse un incidente allora potresti avvisare che farai più tardi del solito... DEL SOLITO!!!
     - esiste un telefono che si trova in casa e non in tasca... con una comoda tariffa si può stare su internet tutto il tempo che si vuole, effettuare chiamate in tutta italia ed, eventualmente, eliminare il canone telecom... perché chiamare verso un cellulare? Oppure, perché, seduto alla scrivania, chiamare dal cellulare i tuoi amici seduti, ognuno alla propria scrivania, al cellulare?
     - in alternativa si possono usare altri sistemi grazie a una scoperta eccezionale fatta dall'uomo: un apparecchio chiamato computer. Ci sono svariati programmi (Skype, TeamSpeak, lo stesso Messenger ecc...) che permettono di chiamarsi gratuitamente. Addirittura si può fare una videochiamata senza pagare uno sproposito, ma la sola tariffa flat. Che invenzione incredibile, vero?
     - l'unica cosa per cui ci si potrebbe lamentare sono i costi degli sms (effettivamente elevati), ma anche in questo caso arriva in aiuto il computer che permette di inviare mail, usare programmi di instant messaging ecc...

    Penso che il cellulare non sia un oggetto così indispensabile: è un "di più". Serve in caso di emergenza, o se tutti i metodi di comunicazione sopra citati non sono serviti allo scopo.
    Trovo inutile, pertanto, continuare a piangersi sempre addosso (cosa tipica di noi italiani e pochi altri popoli). Impariamo, piuttosto, a non essere convinti che DOBBIAMO avere SUBITO ciò che VOGLIAMO
    ("Pronto c'è Tizio?"
    "No è fuori, torna tra una mezz'ora, ti faccio richiamare?"
    "No, grazie, semmai riprovo io più tardi. Buona giornata"
    in alternativa si può anche rispondere "Sì, grazie"...)
    e che non possiamo continuare ad accampare diritti inesistenti (i-phone a 500€... sceglieranno un po' il prezzo che vogliono da nazione a nazione??? Secondo lo stesso ragionamento, sennò, ci si dovrebbe lamentare dei prezzi dei Mac che costano il doppio di un pc normale e fanno pure qualcosa in meno)

    Un'altra parola che è diventata tabù, all'atto pratico è: risparmiare. Tutti la invocano e nessuno cerca di metterla in pratica.

    In definitiva: vivo benissimo con un cellulare da 65€ acquistato l'anno scorso (dopo anni che ne usavo uno da 39,90 che mi ha abbandonato) e ho una spesa annuale di circa 30€. E riesco a comunicare con chiunque ciò che deisdero... non mi pare una spesa proibitiva, no?

    Alla stessa identica maniera non compro il megamacchinone se non riesco a pagarmi nemmeno una casa (e ce ne sono tanti); non vado a cercare un vestito alla boutique, posso prenderlo al mercato rionale sotto casa (sto indossando un paio di jeans che comprai a 10.000 Lire e sono integri, si è solo un po' sbiadito il colore); quest'anno sono uscito una sola volta a fare un happy hour, eppure non mi sento anormale e ho pure degli amici anche senza andare in discoteca; ho investito qualche soldo in più andando al cinema qualche volta (sempre in giorni a tariffazione ridotta o con sconti derivanti da altre cose); il sabato sera non esco quasi mai andando per locali, ma mi diverto da matti e durante la settimana, quando mi vedo la sera con qualche amico, parliamo, ci facciamo un giro... e non siamo dei disadattati o degli emarginati; ho la patente, ma ho fatto un mensile per studenti per usare i mezzi pubblici, anche se vivo di fianco all'università, perché con 17€/mese giro Milano in lungo e in largo e velocemente, sono sempre puntuale e non mi sento impotente perché prendo la metropolitana.
    Incredibile, vero? Nonostante ciò ho anche una ragazza, CAVOLI!

    In definitiva, e mi scusi se mi sono dilungato troppo e se ho usato toni a volte sarcastici, ma penso che la maggior parte dei problemi che ci sono in Italia siamo noi stessi (ognuno nel suo piccolo). Perché non abbiamo studiato adeguatamente materie scientifiche o umanistiche? Perché siamo dei caproni e ci meritiamo il trattamento da caproni che ci viene riservato? Perché siamo menefreghisti? Perché siamo degli individualisti/egoisti? Perché siamo cristiani, atei, protestanti, musulmani, ebrei o animisti? Perché siamo popolo di santi, poeti e navigatori?
    Scelga Lei...
    Con questo non nego l'esistenza di molte problematiche legate ad aziende, a politici, a chiesa, ad informazione, e a tante altre cose, solo li vedo come conseguenza del nostro modo di fare (in molte occasioni, non tutte).
    Un'ultima cosa poi ho terminato, quest'ultima parte non è in contrasto con quanto detto sopra, non sto facendo una pianto collettivo invece che individuale per scaricarmi di un po' di lacrime, vorrei solo che tutti applicassero quanto ricorda Kant che sostiene che il modo di agire di una persona debba essere come se fosse una massima per tutti. Esemplificando: non bisogna buttare lo sporco per strada non perché c'è una legge, ma perché se tutti lo facessero ci ritroveremmo in una grande pattumiera. E se cade inavvertitamente una carta di tasca mentre cammino, posso anche raccoglierla e non lasciarla lì perché "tanto ci pensa qualcun'altro". NO! Non ha senso lamentarsi che i politici e tutto il marasma vario non si prenda mai le sue responsabilità se siamo noi i primi a non farlo! CI STA BENE!!! In Italia ci vuole sì una rivoluzione, MA CULTURALE PRIMA DI TUTTO!!!!!!!!!!

    Se vogliamo davvero che l'Italia migliori, si riprenda, o quel che è, dobbiamo partire da casa nostra, prima che da casa degli altri.

    Mi scusi per la lunga e, magari, tediosa lettera, ma anche queste sono cose che non vengono mai dette, non solo quelle legate agli affari di Berlusconi, di Bossi, di Di Pietro o di Veltroni.

    Le auguro buona giornata
    Fabrizio Di Pietro


    Questo è quanto ho scritto a Grillo, agli altri due, invece, ho mandato solo un estratto senza le estensioni del pensiero a campi esterni alla telefonia mobile.
    03 March

    Caro buon Meucci

    Dev'essere un vizio internazionale largamente diffuso e che non riesce a diminuire proprio...

    Ho spesso ammirato Google e ho sempre trovato divertenteil fatto che cambiasse il logo, di tanto in tanto, in base alla ricorrenza.
    Oggi accedo e vedo il logo cambiato, c'è un telefono e un uomo con la barba. Mi soffermo un attimo sopra col mouse per vedere quale ricorrenza eccezionale fosse per il telefono e questo è quanto mi si para davanti...



    Alexander Graham BELL????
    E perché mai? Perché costui nacque in questo giorno 161 anni fa.

    E Meucci?

    Il primo telefono è suo, ma, nonostante persino il Congresso degli Stati Uniti abbia ammesso (11/06/2002) che vada riconosciuto merito a Meucci per l'invenzione del telefono, tutto il mondo si vede schiaffato Bell in prima pagina appena accede a browser (essendo Google la prima "prima pagina" e il motore di ricerca più utilizzato saranno state, giusto giusto, qualche milioncino di persone).
    Bell vinse la causa contro Meucci per la risaputa mancanza di denaro di quest'ultimo che già non si era potuto permettere il prezzo del brevetto definitivo, figuriamoci quello di una causa.
    Meucci non si poteva permettere neppure più l'acquisto del mangiare. Morì due anni dopo l'ingiusta sconfitta.


    Io, oggi, non ho usato Google e credo che, per un po', non sarà più la mia pagina principale né, tantomeno, il mio motore di ricerca.




    Senza il telefono inventato da Meucci, oggi non sarei qui a scrivere e voi non sareste qui a leggere questo post.





    25 February

    Potere e diritti

    Stamattina ho letto questo articolo.
    In breve si potrebbe riassumere così:
    nell'agosto del 2005 la RIAA (in pratica la SIAE statunitense) fa causa a una signora disabile, Tanya Andersen, perché "aveva condiviso su KaZaa una folta library di gangsta rap (sic!)".
    Si è dimostrato che la signora non poteva aver commesso il reato contestatole. E fin qui tutto ok, non fosse che "gli emissari della RIAA si sarebbero macchiati (secondo l'ex accusata) di frode, inganno e pratiche poco pulite come contattare persone a lei vicine di nascosto o penetrare nei suoi appartamenti. Tutto sulla base di un'unica prova: un indirizzo IP", pertanto la signora ha fatto partire una controaccusa verso la RIAA che, però, al momento è stata respinta poiché "i moduli non sarebbero stati compilati correttamente". Da adesso c'è un mese per ripresentare in maniera corretta la domanda.

    Tolta l'indignazione, tanto per i metodi di indagine quanto per la stupidità della RIAA, mi chiedo se in Italia potremmo arrivare a situazioni simili.
    Considerando il potere di cui gode la nostrana SIAE e l'imbecillità di certi politici (mi riferisco, per esempio, al "Comma UNO BIS": beppegrillo, tartaportal, forum rai) la risposta che mi viene da dare è: sì, anche se non in questa maniera.

    ---L'analisi sarà lunga (pertanto la dividerò in più post...)---

    Prima un po' di storia
    a) Come diminuire/limitare le potenziali perdite date dalla pirateria (musica, film, programmi...)
    dal 2003 i prezzi di cd e dvd vergini sono aumentati (una ventina di centesimi per i cd e una cinquantina per i dvd) per arginare il fenomeno della masterizzazione illegale. A questi aumenti va aggiunta anche l'immancabile amica iva. Questi vennero giustificati dicendo che troppa gente scaricava musica illegalmente e che c'erano delle perdite; inserendolii, però, non credo che il fenomeno sia diminuito. A livello meramente economico, infatti, conviene ancora ora scaricarsi l'ultimo album di un cantante e spendere non più di un euro in cd, che andare a spenderne una ventina per l'originale. Chi ci rimette però, è l'appassionato di fotografia o il videoamatore. Qualora si trovasse a masterizzare le sue foto per conservarle, oppure il suo filmato delle vacanze, si vede il costo del cd e del dvd comunque maggiorato. Esiste la possibilità di richiedere i soldi alla SIAE in questo caso, ma nessuno, ragionevolmente, spreca ore e ore del suo tempo per andare alla SIAE, compilare eventuali moduli e quant'altro, per 20 centesimi. A questo proposito invito a leggere questo vecchio (2005) articolo del blog Chartitalia, comunque attuale. L'articolo riguarda sì le case discografiche, ma, ovviamente, le distribuzioni sono sempre soggette a SIAE, pertanto una quota dei ricavi viene reindirizzata pulita pulita nelle tasche della SIAE. A quanto riportato nell'articolo va aggiunto ancora l'introito, per le case discografiche, proveniente dalla vendita on-line.

    --- continua ---
    23 February

    Pensiero generale 1

    Riporto dal mio wall su facebook.
    Da oggi aggiorno questa sezione solo sul blog, se riesco lo faccio settimanalmente; almeno... questa è l'intenzione...
    già che ci sono lo formatto in html in maniera più bellina.

    Tre cose che vorrei oggi per quanto riguarda:
        la mia carriera:
      • finire gli studi
      • fondare una società
      • approfondire ancora di più le mie conoscenze informatiche
        i miei affetti:
      • famiglia: un po' più tempo per i nipotini, ma, nel complesso, a posto
      • amore: a posto
      • amicizie: forse qualcuna in più, ma già così, a posto
        la mia nazione:
      • il mantenimento della legge sull'aborto
      • la pena di morte per i reati di violenza (sessuale, pedofilia et similia)
      • uno stato forte, non succube delle minoranze